|
|
|
|
PONZIO PILATO |
|
|
STORIA Ponzio Pilato, il personaggio che ogni giorno ricorre nella recitazione del credo di milioni di Cristiani, fu governatore romano energico, con l'idea fissa di fedeltà all'imperatore Tiberio, che nell'anno 26 lo aveva inviato in qualità di Prefetto nella Giudea, dove rimase per 10 anni e cioé ancora sei anni dopo la morte di Cristo. Di questo decennio si conosce quasi tutto della sua vita ed in particolare si sa che nell'anno 30 il Sinedrio aveva decretato la fine del Messia, ma per eseguire la pena capitale l'ultima parola spettava al rappresentante di Roma. La condanna, decisa dal Sinedrio per motivi religiosi, fu traslata sul piano della politica e Gesù Cristo fu presentato quale pericoloso agitatore politico. Pilato aveva il culto della legge e ci teneva a farla rispettare, mentre nutriva per i capi del giudaismo un sentimento di disprezzo e di scontrosità e non perse quindi l'occasione di contraddirli in nome della legge. Tali atteggiamenti però erano stati già motivo di ricorso, con suo grave disappunto, verso l'imperatore Tiberio, che alternava la sua residenza tra Roma e Capri. Pilato d'altra parte era perfettamente convinto che il Messia non era un sovversivo e che la sua predicazione poteva certo attutire la violenza, che serpeggiava nella gente di Palestina. Diviso quindi tra le ragioni della giustizia e quelle della politica, inviò prima il prigioniero ad Erode Antiba, che glielo restituì senza particolari incriminazioni, decisione questa che permetteva al Governatore di rimandarlo libero dopo averlo sottoposto al castigo della fustigazione. Ma davanti all'accusa di non essere amico di Cesare, se non avesse provveduto a crocifiggere chi si dichiarava re, giacché i Giudei a gran voce dichiaravano di non aver altro re che Cesare, Pilato abbandonò il Messia ai suoi persecutori, che ne richiesero la crocefissione in luogo di Barabba. Sei anni dopo però avendo disperso un assembramento di Samaritani nemici dei Giudei ed alleati dei Romani, per questa azione fu richiamato a Roma e di lui non si seppe più nulla. Da allora quindi Pilato esce dalla storia e la sua personalità viene rimodellata dalle leggende. La chiesa Copta lo ritiene un martire e la chiesa Etiopica lo venera addirittura come un santo. |
TRADIZIONE Secondo Vittorio Messori vi sono tre ipotesi sulla sua fine: fu giustiziato da Caligola; si suicidò in esilio forse in Gallia; si convertì, complice la moglie, al Cristianesimo. La stessa incertezza domina l'origine della sua esistenza: l'ipotesi più accreditata é quella che lo vuole di stirpe Sannitica, mentre altri gli attribuiscono nazionalità francese o spagnola. La leggenda che Bisenti sia stata la patria di Ponzio Pilato venne per la prima volta riferita dallo storico angolano Castagna su "L'Abruzzo Cattolico" di Chieti del 1897 (An.V, fasc.II, pag. 64) e da G. Pansa in "Studi di leggende abruzzesi comparate" (Rivista Abruzzese Teramo 1905). Si ricorda infatti che Bisenti si affaccia sul fiume Fino, che segnava lo storico confine tra il Sannio ed il Piceno. La tradizione comunque é riportata dall'Enciclopedia Storica Italiana e ad avvalorarla qualcuno fa discendere Pilato dalla famiglia vestina dei Ponzi, da cui sarebbe uscito, al tempo della guerra sociale, il condottiero dell'esercito sannita. G. Acerbo scrive che "una diversa indagine condotta e sostenuta anch'essa con profusione di documenti e di argomenti aggiudica invece a Bisenti il titolo di aver dato i natali all'ambiguo funzionario imperiale." L'amplificazione mediatica all'argomento derivò dalla trasmissione telesiva dal 14/04/1959 per la rubrica il "Gonfalone", nella quale veniva chiesto ai concorrenti di Francavilla al Mare, che rappresentavano l'Abruzzo, quale era secondo la tradizione la cittadina abruzzese che aveva dato i natali a Ponzio Pilato. La risposta ritenuta valida fu " Bisenti". L'argomento è stato recentemente ravvivato dall'uscita nelle sale cinematografiche della "Passione di Cristo", di Gibson, in occasione della quale un articolo comparso sul Tempo di G. Torrieri, ha descritto quella che secondo la voce popolare è la casa di stile tardo medioevale, con il magnifico portico che lo adorna, posta a ridosso del Giardino Pubblico e che identifica il luogo ove sorgeva la dimora avita del Governatore. |