Si trova a Bisenti la splendida palazzina Di Marco (fu l'abitazione di Nicola Costantini).

 

di Bruno Parruti

ESPRESSIONE DI ARCHITETTURA SETTECENTESCA È LA CASA DI MARCO, SITUATA IN PIAZZA REGINA MARGHERITA A BISENTI, GIÀ DENOMINATA QUARTIERE DEI GIARDINI E POI CORSO DELLA POSTA, DA CUI SI ENTRA IN PAESE, DALLA VIA MARINA DI ELICE-ATRI.

La piazza fu ottenuta dalla demolizione per risanamento della chiesa di S. Pasquale, in origine dedicata alle Anime Sante del Purgatorio, nella quale si tennero anche raduni di guardie nazionali ed ebbero luogo le sepolture fino al 1860.

A ridosso di essa ed attaccata alla porta maestra sorgeva la chiesetta del Purgatorio, costruita nel 1735 e sconsacrata agli inizi dell'800, utilizzata anche per le sepolture.

La costruzione è realizzata in conci di pietra arenaria del Fino faccia a vista con rifiniture in mattoni prodotti da locali fornaci e copertura a tetto in coppi comuni su orditura in legno di quercia.

Il primo nucleo di questa dimora, di sicura origine settecentesca, è quello retrostante la pubblica fontanella di ghisa, che erogava acqua al quartiere sin dalla costruzione dell'acquedotto del Vitello D'Oro.

Scrive Lamberto De Carolis nel capitolo "Fisionomia del paese nel 1700" del suo libro "Bisenti -Storia Leggende Tradizioni Folklore che soltanto due o tre case possedevano un orticino .

Da una delibera consigliare del  10 luglio 1802 si apprende che "essendo stato Bisenti con real dispaccio nominato capo di altre giurisdizioni connesse, per cui dovrebbe essere la sede pretoriale, ma per mancanza di accasamento si passa pericolo che una tal sede passi in altre contigue giurisdizioni, le quali bramerebbero che risiedessevi il Governatore nei loro rispettivi luoghi, ed acciocché un tal comodo non si simulasse, potrebbe ripararcisi con fare un accasamento superiore a quell'angusta casa dell'università e tirarla sopra quell'aia della casa di FilippoDi Marco".

Scelto Bisenti come capoluogo di mandamento con legge 8 agosto 1806, la sede fu fissata nella casa della corte e più tardi trasferita al primo piano del palazzo d'Ambrosio. Oggetto di successivi ampliamenti, questo primo nucleo veniva unito ad un corpo di costruzione più recente risalente alla prima metà del secolo XIX, da una scalinata esterna, originantesi dal cortile interno, pavimentato in pietra calcarea e riquadri di laterizio, da cui si accede ai vani sotterranei. Il cortile da anche accesso ad Alcune immagini della storica dimora. un "orto murato", antistante il corpo di fabbrica ottocentesco.

Nella palazzina ebbe sede successivamente la condotta medica, di cui fu primo titolare l'insigne patriota Nicola Costantini, animatore coi Martiri Angolani della sollevazione dell'Abruzzo teramano del 1814 contro il Governo di Gioacchino Murat. Si legge, infatti, sul capitolo intitolato il "Risorgimento" del citato volume che il medico Nicola Costantini poteva considerarsi cittadino dì Bisenti perché quivi, insieme col padre chirurgo, svolgeva la sua attività professionale dopo la conferma a medico condotto con delibera comunale del 1805

Infatti, il 28 settembre 1803 era sopravvenuto ordine da parte del Preside (Prefetto) di nominare un medico condotto dacché "essendo solita la popolazione pagare un quartuccio di grano all'anno per anima, ed essendo il numero dei viventi di circa 2.200, il grano si approssimava a 40 some e con tale quantitativo è facile addivenire alla condotta di un medico chirurgo". Il Consiglio Comunale ritenne allora di confermare don Nicola Costantini di Basciano, concedendogli la casa franca e, per chirurgo, il padre che interveniva in caso di bisogno.

Egli fronteggiò le terribili epidemie di vaiolo e di febbre tifoide, che si abbatterono sul paese dal 1804 al 1817, a seguito delle quali la popolazione di Bisenti si ridusse quasi di un quarto, mentre la chiesa di S. Antonio Abate disimpegnava la funzione di Lazzaretto. Qui il medico aveva aderito alla prima vendita Carbonara, capeggiata da Alessandro Barone e di cui facevano parte Giambattista Salerni, Antonio D'Ambrosio, il giudice Pasqua­e Albi,  i quali unitamente a Bernardo De Michelis, parteciparono alla rivolta angolana , divenendo quindi i principali personaggi contro i quali si scatenò successivamente la repressione del Murat prima e quella di Ferdinando n di Borbone poi.

L'assetto definitivo di centro aziendale al compresso, che prendeva autonomia dagli altri fabbricati del quartiere Codacchio, il quale lo circondava posteriormente, fu dato nel 1830 da Alessandro Di Marco, diplomatesi in quell'anno perito agrimensore e proprietario di un'azienda agraria di circa 100 ettari di terreno, condotta a mezzadria ed in parte direttamente, e di un comparto silvo-pasto-rale di 370 ettari nella vicina Bacucco.

Vi figuravano, infatti, al piano terreno un locale per la lavorazione delle uve Montonico, due cantine, un portico per la bollitura del mosto e la produzione del vino cotto, un granaio, un locale per la conservazione dell'olio ed un frantoio per olive, ubicato dal lato opposto della piazza e ricavato dai resti della chiesetta del Purgatorio. Al primo piano del corpo settecentesco, già abitazione del fattore, fu sistemata un'aula scolastica, allorché nel 1904 i maestri Antonio Di Marco e Teodoro Lupinetti furono abilitati per titoli all'insegnamento elementare di grado superiore, e utilizzata successivamente anche come sede di prove del rinomato Complesso Bandistico di Bisenti.

Nel 1905 il corpo ottocentesco divenne sede dello studio notarile di Bisenti, di cui fu titolare Nicola Di Marco. Chiuso lo studio notarile nel 1955 ed esauritasi con la crisi della mezzadria la funzione di centro dell'azienda agraria, alcuni locali della casa vennero destinati prima a magazzino granario del Consorzio Agrario Provinciale di Teramo e poi a sede dell'Ufficio Agricolo di Zona di Bisenti, dalla sua istituzione alla sua soppressione, e la restante parte ad abitazione residenziale.